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Si è svolto stamani, presso la Sala Gialla “Piersanti Mattarella” dell’Assemblea Regionale Siciliana, il convegno “Giustizia riparativa, memoria, opportunità, prospettive”, promosso nell’ambito delle iniziative volte a diffondere un modello di giustizia più inclusivo e orientato alla ricostruzione dei legami sociali.

Erano presenti, tra gli altri, il sindaco Roberto Lagalla, il Presidente del Tribunale di Palermo, Piergiorgio Morosini e l'assessore alle Politiche sociali, Mimma Calabrò.

“Nel corso della giornata - si legge in una nota dell'assessorato alle Politiche sociali - sono stati approfonditi i principi e le applicazioni della giustizia riparativa, con particolare attenzione ai percorsi di responsabilizzazione e alle opportunità di reintegrazione sociale. Ampio spazio è stato dedicato anche alla presentazione dei risultati e dei dati relativi alle attività del Centro per la Giustizia Riparativa, coordinato dalla dottoressa Dorotea Passantino, che può contare su oltre vent’anni di esperienza sul campo”.

“Questo percorso non nasce oggi, ma si rafforza grazie agli accordi già siglati, a partire dal protocollo sottoscritto dal Comune di Palermo con il Ministero della Giustizia nel 2025”, ha dichiarato il sindaco Roberto Lagalla. “Un’intesa che consente di strutturare in modo stabile attività, servizi e programmi di giustizia riparativa su tutto il territorio del distretto della Corte d'Appello di Palermo. Parliamo di interventi concreti che coinvolgono comunità, istituzioni, Università e terzo settore, con l’obiettivo di favorire il dialogo tra autore e vittima e ricostruire legami sociali. Palermo si candida così a essere un laboratorio avanzato di buone pratiche, capace di coniugare legalità e inclusione. Continueremo su questa strada, consolidando una rete che già oggi produce risultati significativi per la coesione sociale e la sicurezza condivisa”.

“Quella di oggi - commenta Mimma Calabrò - non è solo una riflessione teorica, ma la dimostrazione concreta che un modello di giustizia diverso è già possibile. La giustizia riparativa non sostituisce la pena, ma la affianca, dando spazio alla responsabilità e alla ricostruzione dei legami sociali. La sinergia tra Comune, Università, istituzioni e terzo settore rappresenta un punto d’eccellenza a livello nazionale. In particolare, il contributo di realtà come la Fondazione Don Calabria, Spondè ETS e l’Istituto Valdese dimostra come sia possibile tradurre questi principi in azioni concrete e risultati tangibili per la comunità. È da esperienze come questa - conclude l’assessore - che vogliamo continuare a investire per costruire una cultura della giustizia più vicina alle persone, capace di generare valore sociale e offrire reali opportunità di cambiamento. Il convegno ha infatti confermato la crescente attenzione verso modelli di giustizia innovativi, capaci di andare oltre la dimensione punitiva per promuovere percorsi di consapevolezza, responsabilità e coesione sociale”.

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